Architettura eoliana*:

*Testi tratti e riadattati dal libro "Dell'Architettura nelle Isole Eolie" di G. Lo Cascio

 

TIPOLOGIE COSTRUTTIVE E MATERIALI DELL’ARCHITETTURA EOLIANA

dell'architettura nelle isole eolie - g lo casco
M Resort - Lipari - Rivisitazione del "Bagghiu"

La quasi totalità dei materiali utilizzati per costruire una casa eoliana, in passato, era reperita sul territorio, ad eccezione della calce, che veniva importata dalle coste sicule “cruda” e messa poi a cottura in appositi forni, detti “carcare”.

La casa veniva costruita con muratura di pietrame locale di natura vulcanica, di pezzatura grossa ma irregolare, cementata poi con malta di calce ed un materiale sabbioso di tipo pozzolanico detto “rupiddu”, affiancando o sovrapponendo tra loro i vani di forma squadrata generalmente non comunicanti.

 

Il tetto, o “astricu”, naturalmente piano per semplicità costruttiva ma anche per facilitare la raccolta dell’acqua piovana, veniva realizzato mediante un massetto di pietrame selezionato di piccolo taglio poroso e leggero, detto “rizzu”, e malta di calce e “rupiddu”, gettato su uno strato fittissimo di canne ben pulite e collocate “a maschio e femmina” ortogonalmente alla travatura, o su un tavolato, sostenuto da travi di legno preferibilmente in castagno incassate nella muratura, distanziate tra loro circa mezzo metro.

Per garantire l’impermeabilità e la consistenza, il massetto veniva compattato con il “mataffo”, un pesante blocco di legno duro, con un lungo manico, sempre in legno, innestato verticalmente e poi battuto a lungo con mazzuoli di legno e coperto in ultimo da uno strato di felci secche, che venivano periodicamente bagnate per mantenerlo umido sino a che questo non si fosse asciugato e consolidato naturalmente.

In alcune abitazioni più curate, le coperture venivano realizzate a più falde, completate da manto di tegole piano “alla marsigliese”, che garantivano una buona impermeabilizzazione e una migliore coibentazione termica.

 

Le aperture, poche e di piccole dimensioni, chiuse da infissi in legno, molto spesso senza vetri, a doppio battente, venivano realizzate su una sola facciata, quella prospettante sul “bagghiu”, quasi sempre in alternanza alla scansione dei “pulera”, e con orientamento diretto verso le esposizioni più soleggiate e meno ventose (mezzogiorno e levante), mentre le altre facciate rimanevano rigorosamente chiuse.

In alcuni locali, quali cucina e servizio (qualora presente), venivano realizzate piccole aperture tonde, le “pignatte”, inserendo nella muratura una vecchia pentola di coccio.

Spezzoni di travi incastrate nella muratura fungevano da architravi sulle porte.

Le costruzioni sono realizzate in modo da avere il prospetto principale orientato verso sud-est indipendentemente dal tracciato stradale.

L’apertura della cucina veniva realizzata generalmente su un prospetto esposto a tramontana, esposizione più fresca e riparata dai raggi del sole.

Veniva rifinita solo la facciata prospettante sulla terrazza.

La terrazza svolge anche la funzione di disimpegno e collegamento tra i differenti vani.

 

Gli elementi di arredo sono estremamente semplici e ridotti all’essenziale.

Armadi e scaffalature, “stipura”, sono ricavati da piccoli vani incassati nello spessore della muratura perimetrale.

In molti casi si ha un soppalco in tavolato poggiante su travi di legno, a servire da deposito di prodotti agricoli o attrezzi da lavoro.

Nella cucina trova posto il “cufularu”, addossato possibilmente alla parete di fronte all’apertura di ingresso.

Accanto ad esso trova posto il forno, spesso incastrato nello spessore della muratura da cui sporgeva, all’esterno, la sagome semisferica della cupola ed il comignolo.

Le stalle e i magazzini venivano edificati parallelamente o verticalmente al lato principale.

Alla casa poi venivano affiancati, generalmente, il palmento ed una “pinnata”, qualche volta anche una piccola aia.

Nelle case appartenenti alle famiglie più benestanti, la struttura comprendeva anche una piccola cappella.

 

ELEMENTI CARATTERIZZANTI DELL’ARCHITETTURA EOLIANA

 

Valore e funzione primaria assume la terrazza antistante i vani di abitazione, detta “bagghiu”; questa era delimitata da un muretto nel quale, tra l’intervallo dei “pulera”, venivano realizzati i “bisuoli”, sedili in muratura con spalletta, con il piano rivestito generalmente da mattonelle in maiolica policroma, ed ai suoi estremi un raccordo con l’imposta dei “pulera” a forma di quarto di cerchio, in muratura, detto “u pusaturi”.

Assieme ai “bisuoli”, emergeva il collo della cisterna, definito da un piano in pietra lavica con apertura circolare e coperchio in pietra o in ferro, e molto spesso anche la “pila”, in muratura e con asse anch’esso in pietra lavica.

Nel “bagghiu” si lavoravano ed essiccavano i prodotti agricoli e vi si riuniva, nelle miti serate mediterranee, la famiglia, al lume delle lanterne.

Quasi sempre era coperto da un pergolato, realizzato con travi in legno incastrate nella muratura della casa ed appoggiate all’altra estremità sui “pulera”, e con un rado incannucciato, fissato in senso ortogonale alle travi; su di questo si stendevano naturalmente i tralci delle viti.

I “pulera”, generalmente di forma tronco-conica per maggiore facilità di costruzione e leggermente rastremati verso la sommità, quasi a richiamarsi alla “entasi” dei colonnati classici, svolgevano fondamentalmente la funzione di sostegno per le travi del pergolato e delimitavano lo spazio aperto della casa.

 

Altro elemento caratterizzante è il grande forno esterno, a cupola avente sagome pressoché emisferica.

All’esterno della terrazza, un “parmentuolu” o “palmento dei salici”, una piccola vasca in muratura di forma generalmente ovale, incassata nel terreno, dove si ponevano ad ammorbidire in acqua rami di salice e canne, utilizzati poi per la costruzione di panieri ed altri attrezzi agricoli, ed il “furnieddu ‘i squadari”, caratteristico fornello usato per la sbollenta tura dell’uva passa e per la preparazione del “vino cotto”.

 

Su un fronte della “littèra”, uno spiazzo pianeggiante, sorgeva la “pinnata”, un vasto porticato con ampia apertura ad arco a sesto ribassato, ove di sera venivano conservati i “cannizzi” (graticci di canne ove si ponevano ad essiccare i prodotti agricoli).

 

Annesso all’abitazione, in alcuni casi, si aveva il palmento (“u parmientu”), un ampio magazzino attrezzato per la pigiatura dell’uva.

 

"Bagghiu" ad Alicudi
Colori - Alicudi

ELEMENTI DECORATIVI E COLORI DELL'ARCHITETTURA EOLIANA

Case ad Alicudi
Rivisitazione in chiave moderna di architettura eoliana

 

L’architettura eoliana risente delle sollecitazioni stilistiche e decorative derivate da modelli più colti e dall’influenza di culture architettoniche diverse.

Ciò avviene grazie ai contatti fra gli isolani e realtà differenti nello stesso ambito mediterraneo.

Nelle isole Eolie, le influenze dell’architettura campana, sovrapposte all’architettura mediterranea arcaica, agli ormai consolidati caratteri islamici e greco-orientali, hanno determinato lo stabilizzarsi di una particolare tipologia, di un rapporto tra funzione e forma ancora ben visibile ed identificabile.

 

Le tinteggiature a calce maggiormente adoperate, oltre al naturale bianco, variano dalle diverse tonalità di ocra, sino al giallo ed all’arancio, dal rosa antico a cl rosso terroso anche di colorazione intensa, sino a più rari casi di grigio ed azzurro cupo.

Le facciate principali vengono arricchite mediante rifasci e lesene e sono caratterizzate spesso da balconcini e finestre con mensoloni e davanzali in pietra lavica scolpita; le stesse aperture vengono poi riquadrate con rifasci a colori o con cornici della stessa pietra lavica.

Le prese d’aria, realizzare inizialmente in maniera grossolana, vengono in seguito realizzate in pietra lavica lavorata e scolpita, con sagoma circolare, “ad occhio tondo”.

Le facciate sono poi arricchite con altri elementi formali decorativi come “pizzi”, con cuspidi d’angolo o “pinnacoli”, in muratura.

 

Le pavimentazioni delle abitazioni più modeste, venivano realizzate, al piano terreno, mediante l’asportazione di un sottile strato di terreno e la posa di un massetto di pietrame e sabbia asciutta, completato da una gettata di malta a base di calce.

Al piano superiore, si utilizzava lo stesso massetto del solaio, opportunamente lisciato.

Nelle abitazioni delle famiglie benestanti, le pavimentazioni erano invece realizzate con piastrelle di terra cotta, successivamente con piastrelle di maiolica provenienti da fornaci siciliane o campane.

 

 

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